Una pausa poetica

Questa settimana ho dedicato il carosello e il video per i social alle pause e al silenzio quali mezzi comunicativi potenti e ricchi di significati. Anche questa newsletter oggi vuole essere una pausa dall’agire, dal produrre materiali e progetti e lo fa attraverso questo racconto.

Qualche giorno fa ero in auto con mio papà. Erano le 6.45 del mattino e stavamo percorrendo la Statale 36 in direzione Milano.

Il traffico era molto intenso, le strade grigie e fredde, alcune carcasse di centri commerciali abbandonati. La fila delle auto ci obbligava a rallentare, a fermarci. Ogni auto ospitava di media una sola persona nella sua solitudine mattutina, nel suo percorso verso il lavoro immagino, tutti i giorni quella strada, quel caos, quel sonno. Pensavo alle difficoltà e provavo ad immedesimarmi nella vita di un pendolare.

Il mio sguardo si soffermava su tutto questo, e poi una lavatrice abbandonata in un’aiuola, palazzoni con tanti piani, ogni giorno un’ascensore da prendere per affacciarsi infine da una finestra di casa che dà su una Statale.

“Che inferno!”, ripeteva la mia mente.

Mio papà che era accanto a me e occupava il mio stesso spazio, aveva invece lo sguardo altrove. Era stupito come un bambino nel constatare il cielo che si colorava di rosso per l’alba. Con sfumature diverse. Lo sguardo (non solo la parola) è contagioso e in un attimo mi trovo lì anch’io insieme a lui. Mi mostra alcuni uccelli neri che volano velocemente. Sono lì, abitano quei luoghi insieme a noialtri, vivono una vita parallela eppure sono vicinissimi a noi.

Non sembra sforzarsi, la sua attenzione completamente posata sul cielo, sugli uccelli neri, sulla luce che cominciava a illuminare il giorno. Spontaneamente concentrato sulla natura che nonostante noi stava offrendo i suoi regali come ogni giorno.

Ancora prima della parola che si forma nella nostra mente c’è lo sguardo. A seconda di dove si posa cambierà il racconto. Ancora prima della parola c’è un silenzio di ascolto, una pausa poetica, un incontro con il mondo.

Se vogliamo arricchire il nostro racconto, le nostre intenzioni, la nostra intensità come interpreti, migliorare la qualità della nostra vita, osserviamo dove si posa il nostro sguardo, e notiamo se per caso non ci ritroviamo ad osservare sempre e solo lo stesso pezzettino di spazio.

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