Il recinto delle parole

Eccomi di ritorno dopo un periodo intenso, soprattutto dedicato allo studio e ai percorsi individuali sulla voce.

Ho voglia di portare con me da queste avventure un’immagine mia che riassume un po’ gli studi di linguistica e di storia degli ultimi mesi:

il mondo delimitato da un recinto.

In realtà il recinto è costituito da parole, ogni persona possiede il suo recinto.

Dal punto di vista degli studi sul linguaggio e a seconda delle scuole di pensiero potremmo dire che: le parole ci determinano oppure, secondo altri, che influenzano la nostra visione del mondo; di sicuro hanno un ruolo estremamente importante nella nostra relazione con noi stessi e il mondo circostante.

Ti faccio un esempio molto semplice andando a considerare altre culture.

Inizia a nevicare: un italiano del nord guarda fuori dalla finestra ed esclama, nevica! Egli vede la neve, indipendentemente che sia soffice, ghiacciata, che scenda veloce o lenta.

Ma ad esempio per gli Inuit non è così: essi infatti possiedono espressioni diverse per indicare quelli che per loro sono proprio fenomeni diversi. Possiamo dire che gli Inuit non vedono ciò che vediamo noi: noi vediamo sempre la neve, loro vedono “cose” diverse. Le espressioni che possiedono nella loro lingua (e che sono nate chiaramente in relazione al territorio in cui vivono) condizionano la loro vista e il loro pensiero.

E questo vale anche per i rapporti di parentela ad esempio: in alcune lingue “padre” non indica solo il genitore di sesso maschile ma anche il “fratello del genitore di sesso maschile”.

Il fatto che siamo qui a parlarne ci dice una cosa molto importante: quel recinto di cui sopra possiede innumerevoli aperture che se individuate, se consapevoli, ci permettono di vedere oltre, di arricchirci non solo di lessico o di conoscenze altrui ma anche di visioni del mondo che possiamo incamerare andando ad agire in maniera strutturale sul nostro modo di pensare e vedere.

Non è un recinto granitico che una volta formato ci determinerà a vita, lo possiamo oggettivare e rifletterci, cambiando noi stessi.

Incredibile vero?

E se è evidente nel caso di culture diverse, forse lo è meno se applichiamo questa osservazione tra parlanti di una stessa lingua, ma il meccanismo rimane ed è portatore di grandi aperture.

E tu che ne pensi?

Se hai voglia di restare sul pezzo, ti ricordo che ogni settimana pubblico un carosello gratuito sulla voce, scrivimi se vuoi far parte della community di WhatsApp per riceverlo!

Se invece vuoi lavorare individualmente sulla tua voce sono sempre disponibili i “Risvegli Vocali”.

Buona settimana!

Una replica a “Il recinto delle parole”

  1. Avatar Avvocato Olga Camossi
    Avvocato Olga Camossi

    CARA ALICE, SONO MOLTO PRESA DAL LAVORO E NON HO ENERGIE…SAPPI CHE FAREI OGNI COSA CHE PROPONI PERCHE’ SONO TUTTE MERAVIGLIOSE.

    GRAZIE!!!

    UN CARO SALUTO

    OLGA

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