Periodo di fermenti.
Rifletto sul fatto che ho iniziato questo mese di Ramadan con l’intento di rallentare e mettermi in ascolto, di prendermi dei tempi per il riposo e mi ritrovo ad iniziare proprio in questo mese dei progetti pazzeschi, entusiasmanti!
E’ proprio vero che la creatività non può essere forzata, ma allenata. La disposizione d’animo all’ascolto non si può imporre con un atto di volontà ma si può creare imparando a togliere tutto quello che non serve. Come nel canto del resto, ne abbiamo parlato già molte volte.
Ma veniamo a noi. Il prossimo mese di agosto sarò in Senegal all’Università di Touba, come ospite dell’associazione Dahira Ansar, un’associazione che si occupa di intessere legami tra Italia e Senegal volti alla conoscenza della via spirituale di un grande maestro musulmano senegalese: Cheikh Ahmadou Bamba.
A settembre mi sposterò nel villaggio natio di mio marito (da sola perché lui tornerà in Italia). Il villaggio è uno dei miei posti preferiti: la pace che lo caratterizza è introvabile altrove e i suoi abitanti hanno un’innocenza disarmante e una modalità molto trasparente di relazionarsi con gli stranieri, che del resto hanno visto nella loro vita solo grazie a me!
Si tratta di un villaggio rurale caratterizzato dalla stragrande presenza femminile (gli uomini lavorano emigrando in città ).
Durante i mesi di agosto e settembre ovvero “les hivernages” la vegetazione è florida in quanto stagione delle piogge , che a settembre va piano piano a terminare.
In questo periodo perciò gli abitanti si dedicano alla coltivazione dei campi.
Da tempo, nell’organizzazione dei miei viaggi, stavo lasciando crescere dentro di me un desiderio di andare più a fondo, di una condivisione più intensa e così ho preso questa decisione: aprire la possibilità a sole donne che vogliano fare esperienza di vita al villaggio di raggiungermi le ultime due settimane di settembre.
Dormiremo in una casa in muratura di fronte al villaggio, solo per noi.
L’esperienza avrà come obiettivo quello di vivere appieno la quotidianità del posto affiancando le donne nelle loro attività quotidiane: lavoro nei campi, cucina, mercato, pranzi e cene condivisi, scambi sulle reciproche culture.
La sola lingua parlata al villaggio è la lingua wolof.
Le donne del posto ci accoglieranno e apriranno la porta della loro casa. E in effetti quella è proprio casa loro.
Per questo motivo è fondamentale partire con la voglia di mettersi in ascolto, rispettare la casa altrui e provare a mettere da parte ciò che pensiamo di sapere sull’Africa. Forse dopo dieci anni posso dire che in me scorre anche sangue senegalese; dopo il primo viaggio pensavo di aver capito tutto e invece non ero che all’inizio del percorso di conoscenza.
E’ tipico di noi occidentali pensare all’Africa come una terra da salvare e spesso pecchiamo dell’incapacità di stare a guardare, di lasciarci raggiungere da qualcosa che va oltre i nostri orizzonti.
In questo processo che ci accompagnerà ho deciso però di dare spazio a una proposta attiva che venga da noi: una realtà oggettiva è la povertà degli abitanti e una mancanza di sensibilizzazione su temi quali l’ecologia.
Perciò chi vorrà potrà aiutarmi a cucire durante la nostra permanenza degli assorbenti lavabili che lasceremo in dono alle donne del villaggio. Infatti oltre al costo degli assorbenti usa e getta, che spesso non possono permettersi, c’è anche il problema della spazzatura e gli assorbenti vengono solitamente gettati in natura.
Per recuperare il necessario, prima di partire organizzeremo una raccolta fondi.
Sono previsti giorni di riposo al mare o in città.
Credo che questo viaggio non sia per tutte: per potersi adattare e godere appieno di questa esperienza incredibile è necessario poterla vedere e comprendere nella sua preziosità.
La partecipazione al viaggio prevede quindi prima un colloquio motivazionale con me.
Sono contenta ed emozionata di aprire le porte di un pezzetto prezioso della mia vita, ti aspetto, scrivimi.








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