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Questa sera a casa di Luca!
O meglio….”questaseraacasadiluca” ovvero l’iniziativa di Luca che ha deciso di apportare il suo personale impegno alla causa della bellezza mettendo a disposizione un suo locale per una rassegna artistica con un programma dove si susseguono musica e teatro.
Quando? il giovedi sera alle 20.30 a Calco. E questo prossimo giovedi, il 20 novembre, sarà il turno del mio spettacolo “Milano-Dakar (senza passare per Parigi) che ho trasformato in una lettura scenica musicale insieme all’accompagnamento di Ivan Taffelli (kora, pecussioni).
Lo spettacolo è nato dieci anni fa ed ancora oggi mi parla, porta avanti una tesi di fondo che sento di continuare a voler condividere, una visione del mondo dove l’Africa rappresenta la culla della nostra umanità perduta. Quando l’ho ripreso in mano avevo paura di scoprire che non aveva più niente da dirmi, che avrei dovuto richiuderlo in un cassetto del passato, invece ho potuto constatare con grande emozione che la direzione che avevo intravisto ai tempi della prima scrittura del testo è rimasta quella, oggi è però più matura e sfaccettata, più ricca di esperienze e di vissuto.
Nello specifico nella lettura scenica alterneremo momenti musicali a momenti di racconto, leggerezza e poesia, in una sorta di diario di viaggio di vari personaggi a cui proverò a dare voce.
Posso dire che questa è per me un’occasione di testare il nuovo lavoro davanti ad un pubblico perciò vi invito a vivere con noi questa ripresa, ci sarà utile per poi ridare ufficialmente nuova vita al lavoro.
Come fare per partecipare? La prenotazione è obbligatoria perciò bisogna chiamare Luca Abbà al numero 3495115316. Vi aspettiamo!
Ancora solo qualche istante per dirvi che ieri ha avuto luogo al C.I.Q. di Milano il mio stage di Kora e Voce. Ho passato una giornata bellissima di lavoro intenso con un gruppo davvero sensibile e curioso! Mi dispiace non avervi visti tutti lì, ma dopo ieri sono ancora più convinta di dare un seguito proponendo ancora tanti momenti così, dove lavorare insieme con la voce, la musica e il nostro meraviglioso strumento: il corpo!
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Di ritorno in Italia, nuovi appuntamenti!
Bentornati! Sì, voi in realtà siete sempre stati lì, mentre io negli ultimi mesi ho macinato chilometri e quando si è intensamente immersi nella vita che scorre è davvero difficile, almeno per me, trovare il tempo per raccontarla.
Sono di ritorno da un viaggio durato due mesi in due regioni interne del Senegal, un’esperienza molto forte che vi racconterò presto.
Oggi con con grande gioia vi voglio invitare ai miei prossimi appuntamenti artistici che, alhamdulillah, si terranno da qui a breve. Non è scontato avere la possibilità di lavorare in questo campo, di poter immaginare e proporre momenti preziosissimi di lavoro su di sé circondati dalla pace, dal benessere e da persone che scelgono di esserci.
Il mio calendario è pianificato da qui ad aprile, vi invito agli appuntamenti principali e più importanti per me:
- 16 novembre 2025 : Armonizzazione tra musica, corpo e voce presso il C.I.Q. di Milano. Stage di voce con accompagnamento dal vivo della Kora. Laboratorio a quattro mani con Ivan Taffelli. Ecco qui tutti i riferimenti, abbiamo concordato uno sconto per chi mi scriverà in privato: https://www.ciqmilano.it/eventi/armonizzazione-tra-musica-corpo-e-voce/
- 20 novembre 2025: Milano/Dakar (senza passare per Parigi) a Calco alle ore 20.30 nella rassegna “Questaseraacasadiluca”. Il mio spettacolo diventa una lettura scenica accompagnata da Ivan Taffelli (Kora, tamburi, djembé). Ingresso a offerta libera, prenotazione obbligatoria al numero 3495115316 (Luca)
- 22 novembre: Les Coresses (il coro al femminile di canti popolari a cappella, che dirigo) in concerto a Rovenna presso la chiesa parrocchiale San Michele, ore 21.00. Dopo il concerto ci sarà un rinfresco. Il concerto sarà in onore di Santa Cecilia, patrona dei musicisti e dei coristi.
- 13 dicembre 2025: Les Coresses in concerto presso Spazio Libri La Cornice, via ospedale 8 Cantù alle 20.45.
- A presto aggiornerò anche febbraio, dove c’è in cantiere una serata super emozionante!
- Per il mese di aprile ho riservato un programma per me davvero bellissimo, un laboratorio di canto, con accompagnamento dal vivo, in Senegal! Vi condivido qui il volantino ma avremo modo di parlarne meglio nelle prossime settimane. Prima vi prenotate e meno costa il biglietto perciò vi consiglio di farci un pensiero…ora!




Spero di vedervi almeno in uno di questi appuntamenti, di potervi salutare di persona e di immaginare insieme a voi altri possibili ed emozionanti appuntamenti in base alle vostre esigenze.
A prestissimo!
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Addio Thierno
È arrivata oggi la notizia della scomparsa di Thierno, un fratello senegalese che viveva a Erba, vicino a casa mia, da molti anni. Conosciuto da tutti sul territorio anche per il suo impegno politico e sociale. Una persona davvero gentile.
Mi ha chiamata un altro carissimo amico e fratello senegalese per dirmi di passare a casa sua per le condoglianze: “ormai sei una di noi e ti conoscono tutti”, mi ha detto, “non essere timida”.
Alla casa di Thierno ho incontrato molte persone, divise tra uomini e donne come da costume; io sono entrata nella camera da letto dove c’erano le donne e la vedova. Lei mi ha accolto con il calore con cui si accoglie qualcuno in queste circostanze: ho appena perso mia mamma e so quanto è preziosa la vicinanza delle persone in questi momenti.
Durante il tempo triste ed intenso che ho passato con lei e le altre donne, mi sono arrivati dei ricordi nitidissimi della mia famiglia.
Le donne in questa stanza erano apparentemente diversissime dalle donne del mio nucleo famigliare d’origine: musulmane, a piedi nudi, con vestiti coloratissimi e che parlavano una lingua lontanissima dall’italiano e che ormai comprendo.
Le donne della mia famiglia invece erano cristiane, vestite in modo completamente diverso, parlavano italiano ed avevano una gestione del corpo e degli spazi non paragonabile.
Eppure in quella stanza erano presenti tutte le mie zie: se chiudevo gli occhi mi sembrava di essere tornata bambina, nella casa di mia nonna, in occasione di un lutto.
L’atmosfera era identica.
Quando è scomparsa mia mamma è arrivato a casa mia un gruppo di uomini senegalesi.
Sono venuti per le condoglianze. Uno di loro, portavoce, ha fatto un discorso molto commovente alla fine del quale mi ha lasciato una busta con un’offerta in denaro. Un gesto davvero d’onore.
E anche in questo caso ho ricordato gli uomini della mia famiglia, quelli dell’età dei miei nonni e dei miei genitori, quelli di un’altra generazione, quando ancora c’era un codice d’onore che veniva rispettato.
Sì, non si tratta di provenienza geografica ma di valori. E in questo c’è una radice profondissima che unisce le donne e gli uomini di tutto il mondo.
Perché vi racconto tutto questo? Perché è mio dovere farlo in un mondo che ci vuole divisi, che ci fa avere paura gli uni degli altri.
Addio Thierno che la terra ti sia lieve.
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Aprile inizia festoso!
E’ da un giorno terminato il mese di Ramadan; aprile inizia con un’energia nuova e con progetti che mi rendono davvero gioiosa.
Ho bisogno di procedere lentamente, il mio corpo ha bisogno di tempo per adattarsi ai nuovi ritmi ma il mio cuore non vuole lasciare l’intensità vissuta nei giorni di digiuno. Per poterla proteggere è necessario trovare le modalità giuste, che comprendano la dimensione fisica e quella spirituale nella vita di tutti i giorni. E in questo momento di assestamento, di ricerca di un equilibrio sano che possa facilitare corpo e spirito, di scoperte su me stessa e di grande fiducia, vi racconto dei due progetti a cui ho lavorato questa mattina.
Il primo riguarda la preparazione del mio viaggio in Senegal nei mesi di agosto e settembre. Come vi ho scritto la volta scorsa, durante il mese di settembre accoglierò al villaggio di mio marito un piccolo gruppo di donne che vivranno con me un’esperienza unica ed autentica. Proprio in questi giorni sto avendo i colloqui con le prime interessate, colloqui che continueranno fino alla fine di aprile.
Durante il nostro soggiorno lì, una delle attività a cui ci dedicheremo sarà la produzione di assorbenti lavabili da lasciare alle donne del villaggio, sia per sensibilizzare rispetto alla cura dell’ambiente, sia per abbattere i costi dell’acquisto degli assorbenti usa e getta. Per poterli realizzare acquisteremo tessuti, aghi, fili, cartamodelli. Il nostro obiettivo è quello di acquistare il più possibile sul posto in modo da rendere autonome le donne quando vorranno produrne altri.
Per questo abbiamo lanciato una “raccolta fondi” alla quale invito tutti a partecipare! Ecco qui il volantino :

Vi condivido la mia gioia nel vedere che dopo neanche un’ora dalla pubblicazione di questo volantino sui social abbiamo ricevuto la prima donazione.
Inoltre abbiamo allargato la raccolta fondi anche ai vestiti estivi per bambini, data la grandissima quantità di bambini presenti al villaggio. Anche per imbarcare i vestiti avremo bisogno di raccogliere una quota in denaro che ci permetta di pagare i bagagli in eccesso.

Nei prossimi mesi potrete seguirmi sui social dove pubblicherò passo passo la realizzazione di questo progetto.
Il secondo progetto a cui ho lavorato questa mattina invece è a km zero e mi emoziona per altri motivi. A prima vista sembrano due progetti che non c’entrano niente l’uno con l’altro ma hanno in realtà in comune il filo conduttore del sostegno e dell’aiuto reciproco:
Il 10 e 11 aprile terrò un laboratorio di lettura espressiva presso una libreria vicino a casa mia, la Libreria Torriani di Canzo. Luigi, il mitico libraio, ospiterà gratuitamente il mio laboratorio nella sua libreria. Un gesto davvero nobile!
Inoltre questo laboratorio sarà realizzato anche grazie al sostegno di un piccolo gruppo di persone che mi hanno aiutata nella ricerca della sala e nella pubblicità dell’evento. Senza il loro supporto probabilmente mi sarei persa d’animo. Il lato organizzativo degli eventi culturali è per me sempre difficile.
Quindi che dire? Senegal o lettura espressiva?
Entrambi! Vi aspetto, gli ingredienti sono gli stessi: ascolto, osservazione del mondo, racconto, amore.
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Alle donne che leggeranno
Periodo di fermenti.
Rifletto sul fatto che ho iniziato questo mese di Ramadan con l’intento di rallentare e mettermi in ascolto, di prendermi dei tempi per il riposo e mi ritrovo ad iniziare proprio in questo mese dei progetti pazzeschi, entusiasmanti!
E’ proprio vero che la creatività non può essere forzata, ma allenata. La disposizione d’animo all’ascolto non si può imporre con un atto di volontà ma si può creare imparando a togliere tutto quello che non serve. Come nel canto del resto, ne abbiamo parlato già molte volte.
Ma veniamo a noi. Il prossimo mese di agosto sarò in Senegal all’Università di Touba, come ospite dell’associazione Dahira Ansar, un’associazione che si occupa di intessere legami tra Italia e Senegal volti alla conoscenza della via spirituale di un grande maestro musulmano senegalese: Cheikh Ahmadou Bamba.
A settembre mi sposterò nel villaggio natio di mio marito (da sola perché lui tornerà in Italia). Il villaggio è uno dei miei posti preferiti: la pace che lo caratterizza è introvabile altrove e i suoi abitanti hanno un’innocenza disarmante e una modalità molto trasparente di relazionarsi con gli stranieri, che del resto hanno visto nella loro vita solo grazie a me!
Si tratta di un villaggio rurale caratterizzato dalla stragrande presenza femminile (gli uomini lavorano emigrando in città ).
Durante i mesi di agosto e settembre ovvero “les hivernages” la vegetazione è florida in quanto stagione delle piogge , che a settembre va piano piano a terminare.
In questo periodo perciò gli abitanti si dedicano alla coltivazione dei campi.Da tempo, nell’organizzazione dei miei viaggi, stavo lasciando crescere dentro di me un desiderio di andare più a fondo, di una condivisione più intensa e così ho preso questa decisione: aprire la possibilità a sole donne che vogliano fare esperienza di vita al villaggio di raggiungermi le ultime due settimane di settembre.
Dormiremo in una casa in muratura di fronte al villaggio, solo per noi.
L’esperienza avrà come obiettivo quello di vivere appieno la quotidianità del posto affiancando le donne nelle loro attività quotidiane: lavoro nei campi, cucina, mercato, pranzi e cene condivisi, scambi sulle reciproche culture.
La sola lingua parlata al villaggio è la lingua wolof.
Le donne del posto ci accoglieranno e apriranno la porta della loro casa. E in effetti quella è proprio casa loro.Per questo motivo è fondamentale partire con la voglia di mettersi in ascolto, rispettare la casa altrui e provare a mettere da parte ciò che pensiamo di sapere sull’Africa. Forse dopo dieci anni posso dire che in me scorre anche sangue senegalese; dopo il primo viaggio pensavo di aver capito tutto e invece non ero che all’inizio del percorso di conoscenza.
E’ tipico di noi occidentali pensare all’Africa come una terra da salvare e spesso pecchiamo dell’incapacità di stare a guardare, di lasciarci raggiungere da qualcosa che va oltre i nostri orizzonti.
In questo processo che ci accompagnerà ho deciso però di dare spazio a una proposta attiva che venga da noi: una realtà oggettiva è la povertà degli abitanti e una mancanza di sensibilizzazione su temi quali l’ecologia.
Perciò chi vorrà potrà aiutarmi a cucire durante la nostra permanenza degli assorbenti lavabili che lasceremo in dono alle donne del villaggio. Infatti oltre al costo degli assorbenti usa e getta, che spesso non possono permettersi, c’è anche il problema della spazzatura e gli assorbenti vengono solitamente gettati in natura.
Per recuperare il necessario, prima di partire organizzeremo una raccolta fondi.
Sono previsti giorni di riposo al mare o in città.
Credo che questo viaggio non sia per tutte: per potersi adattare e godere appieno di questa esperienza incredibile è necessario poterla vedere e comprendere nella sua preziosità.
La partecipazione al viaggio prevede quindi prima un colloquio motivazionale con me.
Sono contenta ed emozionata di aprire le porte di un pezzetto prezioso della mia vita, ti aspetto, scrivimi.








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Confidenze dell’alba
Alle cinque e 15 minuti di oggi gli uccellini hanno cominciato a cantare e per noi è iniziato il digiuno che durerà fino alle 18.20 circa, quando il sole comincerà a calare.
Siamo infatti nel mese di Ramadan, nono mese del calendario islamico, un mese particolare in quanto è per i musulmani il mese sacro durante il quale è avvenuta la prima rivelazione della Parola di Dio a Mohammed (pace e benedizioni su di lui).
La vita durante questo mese è molto particolare, l’aspetto più forte è quello della pace interiore che accompagna i credenti che cambiano le loro abitudini e in questa nuova routine si sentono completamente abbandonati e nella fiducia più totale. Un’esperienza incredibile!
Perché vi racconto questo? Negli ultimi anni la mia spiritualità ha preso una direzione precisa, quella islamica, parola che probabilmente arriverà come qualcosa di forte a chi di voi non ha conoscenza in merito se non quella passata dai canali di informazione di massa. Non entro in questo discorso, se vi interesserà vi condividerò le interviste di un bellissimo progetto al quale ho partecipato fatto dalle Università di Padova, Palermo e Napoli sulla vita e spiritualità dei musulmani in Italia: una fonte che trasmette un quadro articolato e veritiero dove poter entrare in contatto in maniera più autentica con il modo musulmano, molto sfaccettato, dove musulmano non è sinonimo di terrorista ma neanche di arabo (mi scuso se pronuncio queste parole una vicina all’altra ma sono i luoghi comuni più raccontati).
Per quanto mi riguarda ho intrapreso il percorso artistico e teatrale dopo il Liceo Classico perché a quei tempi dicevo di voler “Trovare la bellezza”. La spiritualità è sempre stato un forte bisogno per me ed è stato sempre il motore del mio percorso artistico, finché ad un certo punto ha trovato una forma che mi corrisponde perfettamente: l’Islam. Vorrei raccontarvi molte cose e a richiesta lo farò.
Il punto centrale di oggi è però un altro: un podcast. Vorrei presentarvi e raccontarvi di questa avventura, il desiderio da parte mia di creare una sintesi tra tutte le parti di me che premono per nascere in forma nuova, sono sempre io ma in una versione migliore di me, più complessa e consapevole, dove niente è lasciato da parte o nascosto.
Con Leila Garsi, che viene dal mondo accademico ( e lo si può comprendere ed apprezzare nei suoi interventi all’interno del podcast), abbiamo progettato una serie di appuntamenti che hanno come ingredienti:
- la voce, materia su cui lavoriamo entrambe in modalità diverse ma simili
- la spiritualità, che condividiamo
- l’intercultura, che condividiamo
- la narrazione attraverso racconti, che condividiamo con competenze diverse.
Spero che questo podcast vi possa trasmettere spunti interessanti. A me ha permesso di armonizzare parti diverse di me, e cammin facendo e prendendo un po’ la mano, conto di inserire anche momenti che valorizzino la mia professionalità artistica uscendo dal confronto verbale e portando esempi pratici e letture.
Il podcast ha un carattere molto informale, una chiacchierata, e per questo ho scelto di portare me stessa anche nell’utilizzo della mia voce, come i miei alunni potranno notare non utilizzo la dizione ma la mia parlata regionale. Se può essere utile posso invece utilizzarla a partire dalla prossima puntata.
In questo caso specifico vi chiedo di scrivermi e darmi dei rimandi, perché questo progetto ha un valore molto grande per me, in primis perché mi permette, finalmente, di espormi esplicitamente nella mia integrità.
E’ un atto d’amore verso Dio misericordioso, verso me stessa e verso i miei cari alunni con i quali ho condiviso e spero condividerò ancora, momenti emozionanti, fondanti per la mia vita.
Ecco il link al podcast:
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Leggere in Biblioteca
Venerdi 31 gennaio, tra due giorni, potremo incontrarci presso la biblioteca di Ponte Lambro (Co) alle 21.00 per assaporare il gusto di quello che sarà un percorso di lettura espressiva.
L’idea di progettare questa attività è nata lo scorso anno in seguito a due serate sulla voce tenute in biblioteca dalla quale sono emerse numerose riflessioni ed emozioni legate al prezioso mondo della voce e della comunicazione.
Mi sento di riassumere i campi di ricerca legati al percorso in tre categorie:
- L’Ascolto. Come fare proprio un testo e come comunicarlo
- La voce come identità sonora
- Il respiro e l’articolazione delle parole
Il corso avrà luogo il martedi sera nella Sala Civica del Comune di Ponte Lambro e sarà composto da 8 appuntamenti. E’ aperto a tutti, sia a principianti sia a chi ha già esperienza perché andrà a lavorare sulle specificità di ogni partecipante. Come spesso dico, la tecnica funziona se chi la pratica riesce ad individuare il proprio percorso (grazie ad una buona guida da parte del formatore) e ad imparare ad applicare gli esercizi al proprio strumento corporeo. E questo è un allenamento che potenzialmente non ha mai fine.
Vi aspetto dunque venerdi sera per provare insieme, per le domande e per le curiosità.
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Ne vale la pena
Proprio ieri ero a Torino in Università per seguire uno spettacolo da tavolo di Claudio Montagna sul valore del teatro in carcere. Lo spettacolo si concentra sulla relazione, durante un laboratorio, tra il regista e un detenuto del carcere di alta sicurezza: la relazione è il motore che fa crescere i due protagonisti.
Nello spettacolo si nota subito come la figura del regista in carcere si discosti da tutte le altre figure professionali: educatori, secondini, direttore ecc… Egli ha un occhio e un approccio molto diverso perché quello che cerca nei detenuti non è un ritorno ad una predefinita normalità ma la possibilità di scoprirne la loro poesia, la loro bellezza, affidando questa ricerca alla dimensione del teatro. L’artista non ha l’obiettivo di curare ma di condividere in uno spazio sacro.
Non c’è un colpevole e non c’è un santo, ci sono parti di noi a cui possiamo rivolgerci, a cui decidiamo o meno di dare dignità.
Si comprende chiaramente che il sistema carcerario (ma per esperienza mi sento di dire anche il sistema scuola ad esempio)pone dei chiari confini, fisici attraverso cancelli, ma anche umani, che nessuno si prende la responsabilità di superare.
L’espressione che va per la maggiore: non mi prendo la responsabilità.
Il regista della storia decide (o forse non ne può fare a meno) di non fermarsi dietro alle formalità protettive ma scende in profondità dando fiducia alla verità (presunta o reale) dei detenuti: si ferisce, si feriscono, emozionano. Vanno oltre la colpa, oltre il giudizio, incontro all’umano.
Perché questo è il ruolo dell’artista.
A che prezzo? Se qualcosa andasse storto tutto ricadrebbe sulle sue spalle. Niente rete di salvataggio, ha forzato i confini, è uscito dalla zona di sicurezza: cosa potrebbe accadere! Che il laboratorio di teatro venga annullato, fino a beccarsi una denuncia. Non doveva svegliare il “can che dorme”. Lasci che i detenuti stiano tranquilli con gli psicofarmaci.
E ancora, a che prezzo? Il compenso economico viene dato in base ad ore, risultati, tutto il resto è invisibile: che l’artista metta il suo cuore nelle mani dei detenuti e viceversa non è un criterio considerato per calcolare il costo reale del laboratorio. Che il regista decida di non fermarsi davanti al confine della convenienza e del quieto vivere è un problema suo.
Ma l’artista per definizione non può fermarsi.
E con un triplo salto mortale arrivo alla conclusione della mia giornata di ieri: ho incontrato un piccolo gruppo di persone che desiderano partire per il Senegal con me. Perché questa connessione?
Nessuna domanda da parte loro durante la mia presentazione solo ascolto, emozione, fiato sospeso, empatia. Riconoscimento di un viaggio che esce di molto dalla zona di comfort. Arrivati a me per una scelta reciproca consapevole e profonda.
“Accompagni viaggiatori in Senegal” è rischioso, e se ti creano problemi? Ma chi te lo fa fare?
L’approccio è lo stesso del regista e della sua scelta di fare teatro con i detenuti: ma chi glielo fa fare?
Perché superare quei confini? Non sarebbe più comodo affittare una casa sul mare e raccontare quanto è bella la danza africana(secondo gli standard europei)? Non sarebbe più comodo andare a visitare i luoghi turistici indossando le lenti acquistate al grande mercato della nostra società?
Se non c’è ferita allora non c’è incontro. Il resto è la violenza di un mondo che nasconde tutto ciò che fa paura (come la delinquenza, la malattia, la povertà ad esempio) relegandoli in un ambiente asettico e disinfettato.
Il gruppo di viaggiatori con cui ho condiviso la presentazione del mio viaggio ieri sera racconta un’altra storia. Parla di un’umanità viva e coraggiosa. Mi fa dire ancora: ne vale la pena.
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Il recinto delle parole
Eccomi di ritorno dopo un periodo intenso, soprattutto dedicato allo studio e ai percorsi individuali sulla voce.
Ho voglia di portare con me da queste avventure un’immagine mia che riassume un po’ gli studi di linguistica e di storia degli ultimi mesi:
il mondo delimitato da un recinto.
In realtà il recinto è costituito da parole, ogni persona possiede il suo recinto.
Dal punto di vista degli studi sul linguaggio e a seconda delle scuole di pensiero potremmo dire che: le parole ci determinano oppure, secondo altri, che influenzano la nostra visione del mondo; di sicuro hanno un ruolo estremamente importante nella nostra relazione con noi stessi e il mondo circostante.
Ti faccio un esempio molto semplice andando a considerare altre culture.
Inizia a nevicare: un italiano del nord guarda fuori dalla finestra ed esclama, nevica! Egli vede la neve, indipendentemente che sia soffice, ghiacciata, che scenda veloce o lenta.
Ma ad esempio per gli Inuit non è così: essi infatti possiedono espressioni diverse per indicare quelli che per loro sono proprio fenomeni diversi. Possiamo dire che gli Inuit non vedono ciò che vediamo noi: noi vediamo sempre la neve, loro vedono “cose” diverse. Le espressioni che possiedono nella loro lingua (e che sono nate chiaramente in relazione al territorio in cui vivono) condizionano la loro vista e il loro pensiero.
E questo vale anche per i rapporti di parentela ad esempio: in alcune lingue “padre” non indica solo il genitore di sesso maschile ma anche il “fratello del genitore di sesso maschile”.
Il fatto che siamo qui a parlarne ci dice una cosa molto importante: quel recinto di cui sopra possiede innumerevoli aperture che se individuate, se consapevoli, ci permettono di vedere oltre, di arricchirci non solo di lessico o di conoscenze altrui ma anche di visioni del mondo che possiamo incamerare andando ad agire in maniera strutturale sul nostro modo di pensare e vedere.
Non è un recinto granitico che una volta formato ci determinerà a vita, lo possiamo oggettivare e rifletterci, cambiando noi stessi.
Incredibile vero?
E se è evidente nel caso di culture diverse, forse lo è meno se applichiamo questa osservazione tra parlanti di una stessa lingua, ma il meccanismo rimane ed è portatore di grandi aperture.
E tu che ne pensi?
Se hai voglia di restare sul pezzo, ti ricordo che ogni settimana pubblico un carosello gratuito sulla voce, scrivimi se vuoi far parte della community di WhatsApp per riceverlo!
Se invece vuoi lavorare individualmente sulla tua voce sono sempre disponibili i “Risvegli Vocali”.
Buona settimana!
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La Voce della Regina
Chi è questa Regina che presta la sua voce a noi, piccoli sudditi? Che ci onora delle sue parole, della sua attenzione?
Ma sei tu è ovvio! Non lo sapevi? Pensavi di essere parte della servitù? Ebbene ti svelo un segreto: tu sei la Regina.
Ci ho messo un po’ a capirlo ma adesso mi è molto chiaro: la maggior parte di noi donne ha tremendamente paura del suo potere. Per questo trova sempre mille scuse per imbrigliare la sua voce in punti oscuri del suo corpo.
E forse la paura principale è proprio quella che le donne hanno verso le altre donne: meglio starsene in un cantuccio con la servitù a cantare nascosta, magari insieme ad altri uomini, invece che indossare la corona e farsi strada nel mondo femminile.
Ti dico una cosa: la tua luce non mi oscura in nessun modo. Anzi illumina anche me.
E nella mia sala prove d’ora in avanti accoglierò solo donne disposte ad accettare di diventare Regine, se non lo sono già.
Portando le mani salde sul nostro centro, radicando i nostri piedi nella terra, restituendo giustizia alla nostra voce. In accoglienza.
Se pensi di essere una Regina vieni a conoscere i miei percorsi di Risvegli Vocali, regalati un percorso individuale che possa aiutarti a crescere lavorando sulla tua voce a 360°.
E nel mio giardino di Sovrana (perché ovviamente sono Regina anch’io)troverai anche altre proposte per quest’anno:
- corsi di lettura espressiva online
- la possibilità di provare con il coro femminile
- e ovviamente prestissimo lo stage…La Voce della Regina
Dimenticavo…di tanto in tanto accetto anche qualche Re.